Il cuore in cucina e nella vita è la frase scelta da San Pellegrino Sapori Ticino per raccontare in poche e significative parole, la personalità di Montse Estruch, la “cocinera” catalana che lunedì sera all’hotel Splendid di Lugano ha dato vita a una serata festosa e “piena”, in puro stile spagnolo (non sono mancate neppure belle lacrime di commozione). Menu ricco e generoso come lei, iniziato con un cocktail all’oro, tapas spagnole raffinatissime e proseguito con gamberoni imperiali con sale dorato, quaglie laccate, “coca” agli scampi, ravioli d’astice, calamari alla catalana, agnello, frutta e dolci giardini.
Montse io l’avevo conosciuta qualche mese fa, proprio a casa sua, nel pueblo blanco di Vacarisses, sotto la montagna di Monserrat a cui lei si ispira e rispetta con sincera devozione (è come se questo posto mi avesse scelta, dice). Qui di seguito riporto la pagina di diario che riguarda quell’esperienza emozionante in Catalogna. Manca però la seconda parte, ciò cosa ha voluto dire in concreto, tornare a casa e pensare un piatto che rendesse omaggio e merito alla grande chef che è Montse, e poi anche realizzarlo, con le mani che tremano e l’ansia che secca la gola, in puntata ai Cucinatori.
Il risultato è questo giardino salato (Montse è la regina dei giardini dolci) che per me è come rievocare quel giorno di pioggia a spasso per i Mercat della boqueria e di Santa Caterina con la mia amica Montse e l’infaticabile Angels, traduttrice di libri di cucina ed esperta gourmet.
Non mi era mai capitato di essere accolta in un ristorante tra baci e abbracci della chef che ti aspetta sotto la porta del locale, decisamente fuori orario, perché “l’accoglienza in Spagna è sacra”. Non mi era mai capitato di sentirmi così vicina a casa pur a diversi chilometri di distanza. leggi tutto »
Iniziata alla grande la rassegna San Pellegrino Sapori Ticino 2010, quest’anno dedicata orgogliosamente alle donne, con Ana Ros regina di una serata magica. All’hotel Delta di Ascona, domenica sera, l’atmosfera era a dir poco fervente e l’entusiasmo incontenibile, come nei debutti più attesi. Ana ovviamente è andata al di là di ogni aspettativa confermando tutto il talento che le viene riconosciuto e conquistando chi ancora non la conosceva. Menu perfetto, pensato in maniera intelligente, realizzato (seppur con le difficoltà di lavorare “fuori sede”) ottimamente e supportato dal fascino irresistibile, e sempre più irrinunciabile, dei vini sloveni (merito indiscusso di Walter Kramar, il marito di Ana, fautore di una cantina meravigliosa che coinvolge i migliori produttori della zona e produttore lui stesso con la famiglia di diverse e validissime etichette). Applausi fragorosi e scintille dunque per lei che sempre più spesso viene definita “la chef del futuro”. E’ giusto così, Anna è attuale, moderna, all’avanguardia e innovativa in cucina e nel suo modo di essere. Abbiamo riso insieme quando le ho detto che ormai a Milano viene ricordata come quella con gli stivali rossi, dopo che a Identità Golose di quest’anno si è presentata sul palco con la giacca da chef e un paio di aggressivi e bellissimi stivali rosso fuoco. Abbiamo riso perché questo ancora è il mondo delle frasi fatte, degli slogan o degli articoli scritti “per sentito dire”. Per conoscerla un po’ di più e andare oltre le etichette comode e banali vi invito a vedere questo filmato e la puntata dei Cucinatori dedicata a lei dove ho provato a rifare un suo piatto chiamato appunto Semplicità. Semplicità si chiama pure la pagina di diario che ho scritto dopo l’esperienza in Slovenia ospite di Hisa Franko.
Eccola qui:
“Vorrei che le mie mani fossero il prolungamento della mia testa. Vorrei avere la lucidità e la forza per continuare a fare la cucina in cui credo”. Ana Ros è un fiume in piena, fresca, cristallina e impetuosa come le acque del suo Isonzo blu. Ma queste parole per me hanno un significato speciale, mi arrivano dentro come acqua scrosciante e limpida appunto. Perché hanno a che fare col fatto di essere cuoca completamente e concretamente, di sentirsi cuoca con la testa, con il cuore e con ogni particella di me stessa. leggi tutto »
Qualche settimana fa, leggevo, sorridendo, dell’”uscita” dello chef Davide Oldani a proposito delle donne in cucina. Ce ne sono poche perché “non ce la fanno”, diceva più meno così, le padelle sono pesanti, ci vuole coraggio, è un mestiere troppo duro per loro, e io sorridevo. Sorridevo perché nel frattempo io ne stavo conoscendo ben 7 (numero perfetto, no?) e mi preparavo alla settimana più importante della mia vita in cucina (televisiva) a rendere omaggio proprio a loro, al loro lavoro, al loro coraggio e al concretissimo dato di fatto che sì, le donne chef ce la fanno. In questi giorni sulla RSI ai Cucinatori vanno in onda le puntate sulle 7 chef europee in questione, dove propongo piatti e sapori ispirati alle loro cucine e alle loro diversissime personalità; contemporaneamente sul blog della trasmissione è possibile leggere il mio diario di viaggio (scritto mentre le incontravo e mi appassionavo sempre di più alle loro vite e al bellissimo mestiere che hanno scelto) e vedere i bellissimi filmati dedicati a ognuna di loro. Da domenica prossima poi partirà la rassegna gastronomica San Pellegrino Sapori Ticino che vedrà alternarsi le sette magnifiche in altrettanti ristoranti del Cantone, un modo per vederle all’opera e capire di che cosa stiamo parlando, per arrivare infine alla conclusione che LA CUCINA DELLE DONNE ESISTE (E STA BENE).
oggi il mondo si divide in due, quelli che rigorosamente fritte, crema pasticcera e amarena e gli altri, tristemente al forno…
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La ricetta è tratta da Tuttifritti, of course… e gli auguri speciali sono per il mio paparino
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Zeppole di San Giuseppe
Pare che San Giuseppe, oltre ad essere un bravo falegname, facesse anche il friggitore. Così almeno dice la tradizione popolare che lo ha investito anche dell’epiteto di Santo delle frittelle. In realtà San Giuseppe è il protettore dei poveri e per questo, in molte regioni meridionali, il 19 marzo le famiglie più abbienti organizzavano banchetti in suo onore invitando i poveri. La tavola veniva benedetta da un sacerdote e i padroni di casa, per un giorno, servivano gli ospiti speciali. Un’antica usanza salentina ad esempio vuole che quegli ospiti siano tredici e che vengano servite tredici portate, cominciando dalla minestra di ciceri e tria, proseguendo con le “barbe di San Giuseppe (pasta all’uovo con ricotta e pepe per ricordare la barba brizzolata del Santo) e finendo con le Zeppole. Di zeppole, bignè fritti e frittelle in onore del Santo del 19 marzo ce ne sono a centinaia, quella che segue è forse la più diffusa, la versione pugliese e campana, ovvero ciambelle di pasta choux, fritte nell’olio o nello strutto e guarnite con crema pasticcera e amarene. Altrettanto famose sono quelle romane dove i bignè vengono buttati nell’olio a cucchiaiate e poi riempiti di crema e spolverati di zucchero a velo.
Seratona tv dinner ieri, come non capitava da tempo, divano e telecomando tutto per me e la compagnia FIGHISSIMA di Jamie’s America sul 410. Va bè a parte che io lo adoro qualsiasi cosa faccia (e qualcuno provi a dirmi che non è bravo, che è tutto finto e costruito, sarà anche tutto finto e costruito ma provate a rifarlo) la serie americana mi piace proprio tanto. Nelle prime due puntate viaggio alla scoperta della New York degli immigrati, inizio con cibo egiziano, poi cinese, colombiano, il sottobosco dei ristoranti “illegal”, normali case che diventano locali pubblici (ma segreti) per sfamare con pochi dollari gli immigrati appena arrivati, il cibo portato di notte per strada per scaldare i clandestini senzatetto, poi, per contrasto, la realtà (più borghese e fighetta) dei club delle cene private, infine Jamie stesso che apre la sua casa (un vero viaggiatore, dice, non va in albergo ma affitta la sua casetta e gira in metropolitana) a un gruppo di 8 sconosciuti per una cena “aperta” dove il prezzo lo fanno gli ospiti stessi, la compagnia magna e beve allegramente e il ricavato va in beneficienza (in questo caso al tipo che porta il cibo di notte).
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Mi piace l’idea dell’antiristorante soprattutto quella di cucinare un menu per sconosciuti e di lasciar decidere agli invitati quanto sono disposti a pagare per quella cena. Il sistema è semplice, si fissa una data, si dà qualche idea del menu (un tema o qualche indizio di ingredienti), eventualmente si invitano gli ospiti a portare il vino (magari lo stesso tipo, secondo il sistema democratico PVB, portatevi le vostre bollicine) e si aspettano le iscrizioni (su blog o posta privata). Dopodiché si comunica in segreto il luogo della cena e l’orario. Mi piace da morire questa cosa e la farò prestissimo, quanto al luogo segreto… bè uno ha la soluzione davanti agli occhi e non se ne avvede!!!
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Ps. nella foto i resti del tv dinner…
Se vi piace la carne rossa, succulenta e saporita; se volete una cottura velocissima e d’effetto; se volete fare un figurone da intenditori e soprattutto se volete spendere poco… ecco la soluzione: il pannicolo di manzo. Nome tecnico diaframma, regionalmente pannula o pannore, è il muscolo piatto che separa il polmone dal fegato, quindi un muscolo molto irrorato e magro, il che ne fa un taglio di carne dalla interessantissima consistenza e sapore. In Francia, dove non sono poi così inesperti in fatto di cucina, è considerato una prelibatezza e lo si trova comunemente in macelleria o sui banchi dei mercati. Da noi purtroppo (o per forrtuna, metti che lo scoprano gli chef siamo rovinati, che poi tutti a chiedere pannicolo, si alzano i prezzi, cala la qualità ed è la fine, no no teniamocelo in famiglia…) è poco diffuso e celebrato perciò bisogna richiederlo con qualche giorno d’anticipo al macellaio di fiducia che alla prima macellazione lo tiene da parte e ve lo vende alla incredibile cifra di 4-6 euri al chilo (prezzi Italia-Svizzera da verificare). Ma tutte queste e molte altre belle notizie su Monsier Le Pannicule le trovate nell’ultima puntata della settimana LOW COST dei Cucinatori andata in onda venerdì scorso.
Settimana low cost ai Cucinatori con 5 menu, udite udite, a meno di 5 franchi (3 euro!!!). Ieri con Aurelia, dopo un divertente giro al supermercato per la spesa settimanale, abbiamo preparato due ricettine sfiziose e facili per risolvere la pausa pranzo in ufficio: rotolini di frittata alla menta e pollo “finto fritto” con Caesar’salad shakerata. Le ricette le trovate qui, sia scritte che in video. Domani pranzo in famiglia con le ricette delle nonne e poi a seguire serata con gli amici, buffet di compleanno e cena gourmet… Tutto spendendo poco, pochissimo, ma che dico, strapochisssimissimo. Scommettiamo? Bon appetit!












