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Domenica 13 Settembre, 2009
Un delizioso aperitivo, che cos’è?

No, non è una definizione da settimana enigmistica, però potrebbe esserlo. Perché in effetti molti non sanno davvero che cos’è questo delizioso bocconcino che sta per essere insaporito con sale e limone e mangiato (rigorosamente con le mani, altro che finger food!!!), per strada, all’ora dell’aperitivo. E allora un simpatico aiutino! Come si vede dalla foto un capannello di persone circonda un caratterisico carrettino, posto in un angolo di strada…

I più golosi (e insofferenti nell’aspettare il proprio turno) guardano la preda con occhi vogliosi e papille gustative in estasi acquolinosa…

Il proprietario del carrettino lavora pulito e preciso; chiede, secondo i gusti, quali sono i pezzi preferiti, poi sceglie i tagli migliori e preleva, opera, taglia, seleziona e seziona…

Poi mette il bottino prelibato in un sacchettino trasparente, condisce con sale (fatto scendere da un curioso corno) e limone e te lo porge, sorridente e contento (in cambio di un minimo obolo monetario che va dai 2 ai 5 euri)…

…e a te non resta che mangiarlo, per strada, passeggiando lentamente, incurante dello sconcerto di chi ti sta vicino nel vedere le tue dita che, inzuppando continuamente nel sacchetto, diventano sempre più umide e grinzose (come quando da piccolo non volevi uscire dall’acqua calda del mare), e pensando con gioia a quanto è stato incredibile incrociare un “carnacuttaro” proprio quando non te l’aspettavi. Più precisamente quando il responsabile alle prenotazioni del famoso ristorante nel posto sperduto dove eri andata in pellegrinaggio (sto parlando sempre del famoso viaggio dell’estate di mercato in mercato e mi sto riferendo a una zona della Campania, ma non voglio specificare…) ti dice che “no, ci dispiace l’ultimo tavolo l’abbiamo appena dato via”! Ma come abbiamo fatto più di mille chilometri per venire da voi, va bene anche un tavolinetto di servizio, per favore. “No non accettiamo eccedenze, ci scusi”, ECCEDENZE, ha detto proprio così e io, deficiente e incredula: “Ah grazie lo stesso, alla prossima, buonasera”, e adesso dove andiamo, mannaggia a me e a quando mi ostino a seguire le guide e le mode, e ben mi sta, caz…). Ed eccola là l’oasi, la sintesi di tutta la cucina e la cultura di questo luogo, ciò che non avresti neppure immaginato, se ti fossi seduta al tavolo di quel ristorante perché alla fine t’avrebbero rifilato, nell’ordine: l’appetaizer, il predeser, la piccola selezione di pani o di oliiii o di aqueee che trovi uguale dalle alpi alle piramidi. Perciò TI amo carnacuttaro mio, pure giovane simpatico e pulito, e amo questa tradizione che porti avanti senza lasciarti tentare dalle modernità. Tu re del vero street food, essenza del cibo “cotto e mangiato”, genio interprete della storia e della magnificazione del…

maiale! Ed eccoci dunque alla soluzione, di che strabiliante aperitivo si tratta?  Stiamo parlando del “pere e ‘o musso”, il piede e il muso di maiale, oltre che trippe, mammelle e altre amene interiora, cotte (sbianchite e costantemente innaffiate d’acqua corrente) e vendute, per strada dal “carnacottaio” (in italiano siarebbe trippaio e infatti a firenze si chiamano così i venditori di lampredotto), figura mitica di mercati e ambulanti. Che dire l’esperienza è stata notevole, il carretto sembrava un quadro barocco e ancora mi ricordo il sapore fresco, netto e croccante dei vari pezzi. I miei preferiti mammella e centopelli di vitello, poi una parte che non mi ricordo come si chiama ma non aveva niente da invidiare a un filetto di vitello! A la prochain…


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