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Venerdì 23 Maggio, 2008
le cuoche che volevo diventare

niente capita per caso e in questi giorni di ricerca continua di titoli, slogan e trovate per le puntate del programma tv che si sta avvicinando sempre di più (aiutooooooooooooooo), mi si è parato davanti questo che considero il titolo più bello per un libro di cucina che si possa immaginare.

Le cuoche che volevo diventare è un libro di Roberta Corradin giornalista (e pure cuoca come si evincerà dalla lettura) che non conosco personalmente ma credo di aver incrociato qualche volta in manifestazioni gamberesche o paolomarchesche dove mi era risultata, a pelle, molto in gamba e simpatica. Ora ho capito perché e anche questo non è un caso. Comunque non voglio scrivere una recensione, il libro l’ho appena preso e sono riuscita a leggere solo il prologo (di una cuoca anonima), la prefazione (da leggere rigorosamente solo alla fine), l’antefatto e il pazzesco capitolo secondo, quello sulla madre di Carmelo Chiarmonte, Margherita, sottotitolato La cucina imperfetta delle madri.

Ne riporto solo un pezzettino, l’inizio; a me ha aperto un mondo di odori, vecchie foto di mia nonna, frasi sentite da bambina di quelle che ti risuonano in corpo per tutta la vita, qualche lacrima di malinconia e molto altro. Non vedo l’ora di andare avanti nella lettura, per ora viva le cuoche, viva Roberta.

“Io ho sposato per due motivi. Il primo erano i biscotti, che si facevano per il ricevimento. Il secondo era la vestina scampanellata. Il terzo poi era che a Ignazio Chiaramonte lo preferivo”

Margherita Chiaramonte

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4 commenti per “ le cuoche che volevo diventare ”

  1. vivla ha scritto il Sabato 24 Maggio, 2008 alle 10:27 am :



    mi commento da sola, tra le 4.30 e le 6.30 di stamattina ho finito il libro, è illuminante. La scrittura croccante e sapida eppure sobria ed essenziale come immagino possa essere il modo di cucinare di Roberta Corradin. Impossibile per me non immedesimarmi nel passaggio (o nel ritorno?!) da “foodwriter” a cuoca che viene fuori pian pianino e si fa spazio sempre più chiaramente tra i racconti delle altre cuoche. Impossibile non sentire Roberta vicina quando ad esempio parla di Sicilia e descrive il sapore del sughetto di pomodoro per il pesce che si fa così e basta, senza fronzoli, come le donne di casa fanno da sempre. Impossibile, quando descrive l’arrivo in casa sua del Talismano della felicità, non pensare alle letture dei miei sei anni, il Talismano appunto appartenuto a mia zia o “La buona vera cucina italiana” di Carnacina Veronelli in un’edizione tutta scorticata del ‘66 di mia nonna. Impossibile infine non ringraziarla per aver trovato le parole migliori a spiegare ciò che sento da tempo: “diventare cuoca significa separare scrittura e cucina perché il cibo torni ad essere ciò che è: e cioè, essenzialmente nutrimento. Cucinare diventa una necessità quasi etica, un salutare distacco dal chiasso della parola scritta.”

  2. carlo ha scritto il Sabato 24 Maggio, 2008 alle 1:12 pm :



    se posso aggiungere, e sempre in punta di piedi, “essenzialmente nutrimento” che però non deve prescindere dal’ “atto d’amore”. E’ vero che la cucina è diventata “troppo”: troppo cerebrale, troppo autocelebrativa, troppo nulla. Il ritorno alle tradizioni e all’essenzialità va di pari passo con l’amore ed il gusto per la vita. chi sa “mangiare” e chi sa cucinare, sa “vivere”, in senso stretto.
    in bocca al lupo per tv

    Carlo

  3. uccio ha scritto il Sabato 24 Maggio, 2008 alle 3:20 pm :



    dalle nostre parti si dice: in cucina nci voli la femmina.
    auguri per tutto

  4. giozalon ha scritto il Sabato 24 Maggio, 2008 alle 6:54 pm :



    Fimmina cuciniera pigghiala per mugghiera
    fimmina piccante pigghiala per amante…
    PS. Va bè non sei la Cardinale!



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