pres4cription4 tramadol 50mg drug hydrochloride tramadol buy tramadol, what does a tramadol look like, 6fhFeT, viagra for women, ulf ; Vn9bFN, viagra and eating a meal; xanax without a prescription; tramadol pain receptors; NHKkguO; viagra boost as viagra, EHhCAG; VCbsO, time of day to take viagra, viagra, valium viagra interaction, viagra art; Csi1UGo, w7eZ; buy cialis; JLzDDI8, z2vHfj, cialis mexico LoDLSGC; viagra samples WtNnl, u2G5L, online pharmacy prescription drug viagra, k8RtdfEA


Giovedì 22 Marzo, 2012
Foodies a Copenaghen

.

Nordisk mad: in danese significa cibo del nord. Arrivo a Copenaghen per conoscere meglio la gastronomia di questa parte del mondo, ma soprattutto per saperne di più sulla nuova cucina nordica, una corrente impetuosa che da qualche anno sta trasformando quella che era una cucina poco conosciuta in ciò che viene definito a gran voce il movimento culinario più all’avanguardia del mondo.

.

Scopro la città della Sirenetta, una città che vive di acqua e di vento, che si nutre di luce ora languida ora accesa e travolgente, di colori e di sfumature, di abitudini e dettagli inconfutabili, camminando tra canali battuti dal vento e quartieri inaspettati, come Nyboder, tutto tinto di ocra, fatto costruire dal Re Cristiano IV per alloggiare gratuitamente i marinai. Un’infinita sfilza di casette gialle con i tetti di mattoncini rossi e le finestre al piano terra, stradine acciottolate e biciclette parcheggiate in maniera così perfettamente naturale da sembrare cartoline…

payday loans

O come Nyhavn, il vecchio porto, riconoscibile dalle tipiche facciate colorate costellate di bar, ristoranti e tavolini all’aperto. E’ qui che entro in uno dei migliori locali dove gustare un ricco buffet di aringhe: Nyhavns Faergekro (www.nyhansfaegekro.dk)

L’aringa è il piatto nazionale danese e viene proposta in svariati modi e cotture differenti da abbinare alla classica snaps, l’acquavite da bere in un unico sorso e affiancare alla buona birra della casa

Sul buffet trovo aringhe affumicate, marinate, fritte, in agrodolce, e tutti i tipici condimenti da assemblare secondo codici precisi come mi spiega Linda, la mia guida danese (e un po’ romana): prima si sistema nel piatto una fetta di pane di segale, poi il burro o lo speciale grasso di maiale, il pesce, la cipolla rosa, i cetriolini, i ravanelli, il prezzemolo o l’immancabile aneto.

Linda mi illumina anche su un’altra regola di buona educazione nordica da applicare a tavola: i danesi non amano il rumore, per chiamare il cameriere al ristorante non si alza la voce ma si accende una piccola luce verde posta sul tavolo…

Copenaghen è una capitale da scoprire a piedi o in bicicletta, senza aver paura di perdersi tra vicoli e suggestive piazzette, per un foodie è confortante trovare ovunque negozi e cantine, cucine sotterranee e ristorantini animati e caldi per la cena, dove le tradizioni locali di convivialità vengono mantenute, i danesi sono davvero dei bongustai e soprattutto amano stare a tavola in compagnia. La mia cena tradizionale è stata da Peder Oxe, un locale incantevole con salette deliziose e un caratteristico camino.

Oggi la giornata inizia in panetteria, ma non una qualsiasi. Si tratta dell’artigiano Claus Meyer che (oltre ad aver dato vita al manifesto della nuova cucina nordica) ha saputo fondere in un risultato ottimale la tradizionale l’arte del pane e il moderno concetto di qualità e innovazione. Tra il laboratorio a vista e gli attraenti scaffali di pagnotte di farine speciali e lievitazioni lente, incontro non a caso uno chef, Ronny Emborg, uno dei giovani rappresentanti della nuova cucina nordica.

E Ronny mi fa scoprire la maniera migliore di consumare il pane x i danesi, più di un cibo tradizionale e di un’abitudine consolidata ma una vera e propria filosofia di vita: lo smørrebrød, “burro sul pane” tradotto letteralmente, in realtà arte di sovrapporre e aggiungere ingredienti su una semplice fetta di pane fino ad ottenere sinfonie e contrasti di sapori unici.

Lo smørrebrød, si mangia a colazione in casa e poi viene servito alle 11 del mattino alle 4 del pomeriggio in una miriade di locali che vanno dal più popolare al raffinatissimo.

In tutta la città, in ogni angolo c’è un negozio di smørrebrød, le tipologie sono innumerevoli in alcune liste se ne contano fino a 250 ma la maniera migliore per sceglierli è farseli raccontare a voce da chi ne produce da 5 generazioni: la bionda Ida Davidsen, pronipote del fondatore, col suo golfino rosso, l’impeccabile filo di perle e una particolare loquacità, ce ne descrive un po’: gamberi, uova di pesce, carni fredde o affumicate, salmoni e aringhe, funghi, cipolle, cetrioli… Ogni panino aperto è un piatto, una sinfonia di sapori messi insieme dalla tradizione, dal gusto danese per il pesce, le salse, le acidità.

Per capire davvero, cos’è e come funziona la nuova cucina nordica decido di passare un’intera giornata nel ristorante dove Ronny, classe 1983, definito l’apprendista mago, allievo dei più grandi cuochi contemporanei da Ferran Adrià a Rene Redzepi del Noma, ha acceso una stella. L’AOC si trova in uno splendido palazzo d’epoca, ed è bello il contrasto tra l’imponenza e la storicità del luogo e la popolazione che lo abita: una brigata di giovanissimi, età media 25 anni, provenienti da tutto il mondo, Svizzera, Italia, America, Australia, capitanata oltre che da Ronny, dal maitre sommelier e proprietario Christian Christian Aaro …

Si inizia molto presto al mattino, i ragazzi lavorano in silenzio, e tutti si occupano di tutto, senza gerarchie. E’ una maniera di lavorare quasi chirurgica, basata sulla precisione estrema della mise en place.

Si preparano i piatti, Ronny mi chiama ad osservare la preparazione del menu.

Le tecniche sembrano complicate ma in realtà non c’è niente di artificioso o “molecolare”, semplicemente tanta pazienza e l’assoluta volontà di esaltare ogni ingrediente, ogni singolo ortaggio, ogni erba, ogni bacca o spezia, purché si tratti di prodotti nordici dalla terra al mare presi nella stagione migliore.

Adesso preparerò una ricetta tipica danese, dice Ronny, di solito si fa in casa per la colazione: è dolce e si farcisce con la marmellata. Io ne ho fatto la mia versione salata. I miei “aebleskiver” ai funghi…

L’ebleskiver è una boule di pastella di acqua farina e uova, Ronny la riempie di crema di funghi e la fa ruotare nella speciale padella. Il risultato è croccante fuori e godurioso all’interno, in una parola geniale.

A cena, abbiamo l’opportunità di mangiare direttamente in cucina e assaggiamo un menu composto di piatti speciali e rappresentativi… una sequenza incalzante di piatti che Ronny definisce “sensoriali”, basati sull’aspetto estetico e il contrasto dei sapori, sulla freschezza e l’eliminazione di grassi inutili, sull’esaltazione del prodotto naturale: colori, polveri, affumicature, gelature istantanee, estrazioni e schiume, insomma un modo non convenzionale di mettere in scena la cucina.

E’ interessante leggere tra le righe l’utilizzo di prodotti nordici, così anche un semplice ravanello al burro diventa una sorpresa… la pelle di baccalà si trasforma in una chips croccante, le uova cambiano forma e consistenza e hanno il sapore di anguilla affumicata, il pane simula un boccone bruciato, le ostriche si nascondono sotto una coltre di granita verde, la carne viene servita in riccioli congelati e abbinata a crema d’uovo e bottarga di merluzzo.

E ancora scampi cotti e affumicato nelle erbe bruciate, merluzzo panato in polvere di gamberi, animelle avvolte da pellicola di latte, piatti di notevole complessità che arrivano al palato e alla testa con una forza travolgente.

Convincente è l’uso di prodotti essenzialmente nordici, tramutati in piatti evocativi: pesci, ortaggi, bacche, fiori, erbe diverse, e le cotture applicate in maniera nuova. E’ questo a sorprendere il commensale, non tanto il gusto in sé ma la combinazione insolita degli elementi che ti fanno esclamare di gioia e allo stesso tempo riflettere su dove sta andando la cucina o cosa potrà diventare la cucina del futuro.

Gli indirizzi del filmato:

Linda, guida danese (www.linda.dk)

buffet di aringhe: Nyhavns Faergekro (www.nyhansfaegekro.dk)

ristorante tipico tradizionale Peder Oxe (www.pederoxe.dk)

panetterie Meyers Bageri (diversi punti vendita in città) www.clausmeyer.dk/da/meyers_bageri.html

smørrebrød tradizionali: Ida Davidsen (www.idadavidsen.dk)

ristorante AOC chef Ronny Emborg (www.restaurantaoc.dk)

Altri indirizzi da non perdere a Copenaghen

smørrebrød tradizionali: Slotskælderen hos Gitte Kik http://www.aok.dk/restaurant-og-cafe/slotskaelderen-hos-gitte-kik#what:Restaurant%20og%20caf%C3%A9

smørrebrød innovativi: Aamanns www.aamanns.dk

acquisti: Magasin du nord, piano gourmet, www.shop.magasin.dk

acquisti accessori da cucina con materiali riciclati (la borsa di stoffa fatta con gli strofinacci da cucina che avevo nel filmato): www.resomething.com


Puoi seguire i commenti a questa notizia attraverso RSS 2.0 feed.
Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuo sito.





Lascia una risposta

Devi accedere per inserire un commento.