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Martedì 21 Febbraio, 2012
quando non trovi le parole

quando non trovi le parole è triste perché hai un mondo dentro e non lo sai dire

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quando non trovi le parole è brutto perché a volte ti manca l’aria

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quando non trovi le parole è difficile perché senti che stai perdendo qualcosa

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quando non trovi le parole è drammatico perché le lacrime prendono il sopravvento e parlano per te

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quando non trovi le parole pensa a quanto sei fortunata perché quando una cuoca non trova le parole c’è una ricetta e di ricette i miei nonni me ne hanno regalate tante.

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Questa ricetta è tratta dal capitolo “pane e panini” di Finger food

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Nonno Vincenzo e il mio primo bicchiere di birra

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…con nonno Vincenzo andavamo tutte le sere di primavera a mangiare il panino a piazza Santa Teresa, di fronte a casa, di fronte al porto. Oggi è primavera e vorrei essere lì, con nonno Vincenzo, i panini e mio fratello che gioca a pallone sulla piazza e noi lo aspettiamo. Così invece di immalinconirmi mi sono raccontata questa storia, ecco questa storia è per me:

Prendi un panino lungo, del tipo bianco e morbido, ma meglio se del giorno prima, taglialo a metà, elimina la mollica in eccesso e spalmalo con abbondante burro, tenuto fuori dal frigorifero da almeno mezz’ora. Adesso prendi quel vaso di terracotta smaltata che curavi da tempo e che iniziava ad emanare un odore troppo intenso. Togli il coperchio pesante e osserva il sale grosso diventato ormai umido e di colore grigio rossastro. Con le dita scava piano nel sale e prendi due o tre di quelle acciughe mature. Attenzione, non sciacquarle sotto l’acqua ma piuttosto sbattile contro il bordo del vaso stesso, ricopri bene e riponi quel tesoro prezioso. Testa e spina delle acciughe verranno via con facilità tra le mani e, se le fai scivolare tra indice e medio, eliminerai anche gli ultimi residui di sale e lische. Ora puoi appoggiare quei filetti lucidi e carnosi sulla spiaggia voluttuosa di burro e far cadere una pioggia di pepe nero da un macinino. Nella dispensa avrai adocchiato un altro vaso, stavolta di vetro; quello dei peperoncini verdi sott’aceto, asprigni, croccanti e polposi al punto giusto. Tagliane uno per il lungo, elimina i semi e disponi le due metà sugli spazi bianchi del pane. Potresti fermarti qua, chiudere con l’altra fetta e assaporare quel diluvio essenziale e completo di sapori: grasso, morbido, dolce, salato, piccante, agro. Eppure manca ancora qualcosa. Si, è il momento di aggiungere una scaglia di quel formaggio tondo e appeso, stagionato al punto di “scoppiare” e provocare al suo interno, buchi e lacrime. Ecco, adesso puoi davvero chiudere il panino e tagliarlo a metà per ammirarne, in sezione, l’alternarsi di strati e colori. E finalmente assaporarne il primo morso e aspettare. Che sia il palato a dire di cosa hai bisogno a questo punto. Sicuramente non ti chiederà vino, troppo forte o troppo debole in ogni caso, né vorrà inadeguata acqua. Pretenderà proprio quel boccale di birra fresca (non fredda), leggera ma aromatica, esattamente come quella che mi fece bere mio nonno la prima volta. Il mio primo stupefacente sorso di birra e il mio indimenticabile panino…

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la foto è di LUCA BARTOLOMEI


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