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Martedì 2 Novembre, 2010
No! Como non è un posto per foodies, ovvero consigli di resistenza umana per sopravvivere “mangiando” sul Lario

E’ stata presentata giovedì scorso alla Città del Gusto di Roma, la prima guida foodies edita da Gambero Rosso e scritta da veri foodies per veri foodies, chi sono costoro? quelli che… praticamente vivono per il cibo, pensano cibo, parlano cibo, spesso cucinano, ancora più spesso comprano, potendo viaggiano, potendo meno si spostano nelle vicinanze e potendo assai sono disposti anche a fare diversi chilometri e spendere pure bei soldini se ne vale la pena, se alla fine si sarà ricompensati da un buon acquisto, una mangiata come si deve, o anche solo da un piatto che “valeva il viaggio” come dicono spesso nel loro gergo, rinunciando talvolta, e mi riferisco in particolare alle foodies femmine, a quella bellissima borsa di pelle morbida, a quel nuovo paio di scarpe di Prada, al regalo di compleanno, persino al brillicchio per l’anniversario in cambio di cene al ristorante, week end gastronomici, coltelli di ceramica, grattugine ipertecniche, termometri da olio, impastatrici professionali, e addirittura (ne conosco una…!) abbattitori di temperatura!

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Una cosa molto simpatica della guida, a parte copertina e grafica azzeccatissime, sono i quadretti (profili, si dice) dei collaboratori con le faccine di ognuno, come dire finalmente diamo un volto ai “mostri”. Ebbene sì i foodies sono questi qua, dei meravigliosi mostri, ve li immaginavate diversi, per caso? Qualcuno è proprio bello, qualcuno è più simpatico, qualcuno straordinariamente sorridente, ma tutti alla fine sembrano parecchio rilassati e contenti, segno che il cibo, come diceva qualcuno, è una cosa che sta molto vicino alla felicità.

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Ovviamente sono spudoratamente di parte perché tra le faccine ci sono anch’io:)) che ho dato solo un piccolo contributo a questo bel lavoro, ma non perché, come mi rimproverano in diversi ultimamente, “mi sono impigrita e mi nascondo dietro al fatto che voglio fare solo la cuoca per non scrivere più”, piuttosto, stavolta è per un motivo preciso. La guida, lo vedrete, è fatta a zone, nel senso che per fortuna non è un elenco del telefono dove ci trovi di tutto, ma prende in considerazione solo i territori ad alta concentrazione foodies ovvero i posti dove si mangia, si compra e si vive, golosamente, bene. Ora la “mia” zona, quella dove abito attualmente, cioè Como è un disastro! E lo dico senza mezzi termini ma pure senza polemica, è un dato di fatto, ammesso e ribadito soprattutto(?!) dai comaschi stessi. In lunghe e ripetute discussioni, durante i corsi di cucina o le cene in compagnia abbiamo spesso cercato di capirne i motivi, intavolato riflessioni storicosociologichegastronomiche, senza venirne a capo, o più prosaicamente cercato di salvare il salvabile ma niente da fare, la splendida cittadina lacustre non è propriamente una meta gourmet (penalizzata anche dal fatto di essere una città ricca e turistica quindi obiettivamente cara, dettaglio che il foodie non trascura non perché di braccino corto ma in quanto oculato, armato di buon senso e, come dicevamo prima, disposto sì a spendere ma solo se vale la pena).

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Tornando a monte nella guida foodies, sotto la regione lombarda, per ora, non compare quasi nessun indirizzo comasco. Ma il buon senso ci insegna che non bisogna mai disperare e che “cercar ancor e ancor” non nuoce mai e che in qualche modo bisogna pur sopravvivere e che le domande che mi sento ripetere più spesso sono, dove vai a magiare fuori? dove fai la spesa? dove lo trovi il sale maldon? e il burro artigianale e la doppia panna? E l’olio e la colatura di alici e il pesce? e la carne e il pane? Quindi adesso mi metto d’impegno e metto su carta il mio personalissimo (e per niente snob) taccuino di ristoranti, bar e negozi dove “vedere il bicchiere mezzo pieno” e resistere, resistere, resistere.

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Colazione: x me vuol dire cappuccio (CRE MO SO!) e brioche appena sfornata (non surgelata e cotta nel fornetto attenzione, ma proprio sfornata da pasticcere che c’è stato su tutta notte, lievitata comme il faut e profumosa di burro, talmente soffice e leggera da volerne subito un’altra). Solo una risposta in questo senso, pasticceria Vago di via Leoni, paradiso della lievitazione e della cortesia d’altri tempi (ti dicono ottomila volte cantilenando e in coro “graziebuongiornograzie”. Due difetti, il cappuccio non è sempre come dovrebbe (in tal caso mi butto su un generoso, sarà mezzo litro?!!! latte macchiato) e via Leoni non è sotto casa quindi ci si va solo nei festivi, quando è sempre affollato. La cola quotidiana è pertanto nei dintorni di piazza Mazzini, il nostro microcosmo. Il caffè Mazzini è il primo appuntamento della giornata, il cappuccio è abbondante e magnanimo, le brioche opzionate tra ben tre pasticcerie diverse, Andrea Maria e Katia (a turno o contemporaneamente, il che può essere talvolta troppo! scusate ragazzi), ti fanno sentire a casa e… ci si può sedere, leggere il giornale e svegliarsi coccolandosi come si deve. In alternativa il Caffè e Caffè, il Colonial o la cioccolateria Monsieur Chocolat.

PS: dimenticavo (o volutamente tralasciavo per vergogna…!), spesso dopo la cola domenicale, con 2 brioche dal Vago, si va a completare l’opera fuori città, pochi km di belvedere (quando non c’è traffico): o da Poleeeettttiiiiiii a Cernobbio (ottime le brioche, indegno il cappuccio e poi è sempre affollato di fighetti clooneyani) o da Crème a Montorfano, altro giro, altro stile… Come ho scritto in qualche edizione della guida dei bar… fascino francese e concretezza piemontese, si sta bene, tutto sembra buono e fatto e pensato apposta per te!

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Spesa (che a pranzo bisogna pur mangiare…):

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il mercato coperto di via Mentana, per frutta, verdura e anche diversi banchi di salumi e formaggi è decisamente meglio, a livello di prezzi, varietà e qualità, di qualunque supermercato o boutique del centro. Aperto le mattine di martedì giovedì e sabato (apertura prolungata al pomeriggio) è l’ideale per chi ha tempo e sa scegliere. Unico neo, rispetto ai mercati del sud “non si può toccare la merce”, pur essendo i venditori quasi totalmente del sud!!! Un consiglio, non fidatevi di un solo banco, fate un primo giro, anche due, poi fermatevi in base a rigogliosità dei prodotti e prezzi e dimostrate di non accontentarvi di ciò che vi infilano nei sacchetti e lamentatevi, lamentatevi (ma con cognizione di causa), dopo 3-4 volte il commerciante penserà che ne capite veramente e vi tratterà meglio (forse solo per togliervi presto dalle scatole e tornare a rifilare a tutti ciò che vuole!!!).

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Super e iper e mini mercati:

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al primo posto Esselunga di via Carloni, vicino, gestibile, non dispersivo rispetto agli iper. Qualità piuttosto alta e molta scelta per vini (l’enoteca più concretamente utile della città!), olio (scaffale con tantissime dop da tutt’Italia), diversi prodotti gourmet (pasta Latini, carne piemontese, crème fraîche di Normandia, burro e formaggi Occelli, alici di Cetara), prodotti etnici e speciali settimane a tema dove trovi dai formaggi francesi, al paté di coniglio piemontese alla pastiera napoletana di Scaturchio. Assolutamente no il pane (a parte lo speciale Palatone napoletano che però non hanno sempre) e il pesce (banco tristissimo).

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Iper Grandate: ci vado spesso per il pane, sicuramente più buono di tante panetterie, tutto a lievitazione naturale e nel solco della tradizione italiana e d’oltralpe (da non perdere il pane svizzero e la baguette) e per le brioche, ma anche salumi e formaggi dop, birre artigianali, spezie e le speciali settimane a tema. Il bar fuori ha un ottimo caffè e cappuccio (Illy).

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Migros, Coop e Manor svizzere: i supermercati ticinesi sono il paese dei balocchi per noi golosi e curiosi di cibo, un po’ per quel detto mai sbagliato che l’erba del vicino è sempre più verde, un po’ perché è vero. L’attenzione alla qualità e alle novità gourmet è altissima. Basta beccare il periodo di cambio favorevole per non rovinarsi finanziariamente e rifornirsi di… burro, panna, formaggi, ottima carne, pani speciali, gipfel e dolci tipici, farine per pane e di tutto di più per far dolci (frutta secca di tutti i tipi, vaniglia, cioccolato e caffè), senza parlare delle linee selection, fine food, ecc. che coprono dai sali da tutto il mondo (rosa himalaya, blu di cipro, nero di haiti, fiori del madagascar), alle senapi e mostarde varie, agli oli di pistacchio, noci, nocciole, semi di vinaccioli, zucca, avocado… alle spezie alle delicatessen (dove credete che abbia trovato tutta la serie Jamie Oliver?)

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Fighetterie inutili ma indispensabili:

come dicevo poc’anzi “dove lo trovi il sale Maldon? e la colatura di alici? e il burro di cacao per cuocere? E il pepe di Swarak? E l’aceto di noci, di scalogno, di lamponi? Devo dire che quando sono nei dintorni di via Odescalchi, l’inconscio risparmioso in contrapposizione all’estro pseudo gourmet fa sempre un passo indietro e vuole cambiar strada (suggerendomi che nei luoghi di produzione, le stesse robe le pagheresti mooolto ma molto meno e sarebbero siiiicuramente più buone, ma poi vince l’antibuonsenso, la rivalsa fighetta, e quel … ma sì, si vive una volta sola, vuoi forse privarti della scaglia di sale, del cioccolato modicano, del biscotto francese, della pasta setaro, del riso acquerello, vuoi non condire l’insalata col distillato altoatesino di albicocche e allora o ti senti un pezzente o entri attratto dalla vetrina di delizie di Olivetum e spendi, in un quarto d’ora, quanto basterebbe a una famiglia di quattro persone per una settimana, però la tua dispensa è strafiga:((

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Mirtilla

Supermercato bio e macrobiotico dove tralascio le robe bio e macrobiotiche appunto per concentrarmi su cose altrove introvabili come alghe e astruserie giapponesi, sesami, zenzeri e semi di ogni tipo, zuccheri, sali, pepi, burri, latti… va bè smettiamola coi plurali, anzi no ci sono ancora i pani!!! Buonissimi, tutti a lievitazione naturale con farine speciali (ce n’è uno con la Senatore Cappelli, eccellente). Unici nei (per continuare coi plurali) i prezzi altini e quell’aria un po’ tirata della serie “mica le nostre cose le possiamo dare a tutti”!!!

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Voglia di carne: macelleria Riccardi, ottimo rapporto qualità prezzo, negozio sempre affollato quindi smercio continuo, disponibilità a procurare tagli strani (tipo pannicolo, piccioni, fegatini di ogni tipo!!!) o a tagliare, preparare, disossare, insomma aiutare cuoche incapaci a farlo!!! Anche i salumi non sono male: ottimissimo il Parma, il lardo e il salame, buona la mortadella (ma gli devi dire diecimila volte di non fare bistecche e tagliarla sottile), anzi come dicono qui la bologna ché la mortadella per loro è quella di fegato e peraltro è squisita, discreto il culatello e starordinari (anche solo perché ti risolvono spesso il pranzo, i cotti (polli, galline, faraone, roastbeef, stinchi di vitello o maiale).

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Magnata di pesce: un solo nome Maurizio! Va bè qualche dettaglio in più, La tana dei pescatori, in via Volta, trattoria di pesce freschissimo con tanto di banco a vista tipo pescheria dove scegliere e dar sfogo ad ogni desiderio di mare a prezzi più che onesti. Quando ha aperto, l’estate scorsa (se no sarebbe stato in guida sicuramente), abbiamo gridato al miracolo, a me non sembrava vero di poter mangiare pesce e frutti di mare come a Brindisi, senza fronzoli e prosopopea: vassoi di crudi, gamberi rossi, scampi, ricci, ostriche, cannolicchi, persino cozze pelose e cozze “a noce” (tartufi) e poi spaghetti alle vongole finalmente al dente, fritture di triglie, alici e merluzzetti, (senza anelli di calamari gommosi e gamberi surgelati), pesci interi (e non filettini finti) cotti interi al sale o al forno, ciambotti, zuppe, tielle e ogni delizia immaginabile della cucina pugliese!!! Ah dimenticavo, ecco spiegato l’arcano, Maurizio e i suoi sono di Bari, con esperienza decennale a Milano sia in ristorazione che al mercato ittico, una ventata di freschezza (è proprio il caso di dirlo).

NB: Da quando c’è Maurizio ho risolto pure il problema acquisto pesce a Como visto che è disponibile a fungere da pescheria, in attesa di aprirne una vera e propria; finora essendo inesistenti pescherie degne di questo nome (a parte una sorta di boutique finta in centro a prezzi inavvicinabili), avevo utilizzato l’accettabile livello e varietà del banco pesce del supermercato GS lago, anche lì si riforniscono al mercato di Milano.

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Continua…


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