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Martedì 31 Agosto, 2010
che il senso del viaggio è tutto nei dettagli

che il senso del viaggio è tutto nei dettagli, che bisognerebbe assumere il viaggio come condizione normale della vita e pensare che tutto è provvisorio, mutante e incodificabile come certi alberghi che odorano di vento, o altri che invece sanno di tutto, di troppo, di lenzuola ruvide e mal candeggiate, di brioche bruciate e scarichi intasati, di cameriere intorpidite che mischiano colonie intrepide ad afrori consolidati, di ascensori asfissianti e portachiavi pelosi o pesanti come sassi, sempre meglio di certe tarquete malplastificate che ti obbligano a tornare dieci volte dalla signorina bruttina e incazzusa della reception prima che la spia rossa lasci il posto a quella verde che ti permetterà di entrare e trovare toilette ipermoderne ma tutto a vista, con anche il cesso trasparente e la doccia rotante e illuminata a raggi laser o ancora una volta moquette scolorite e tendaggi affumicati; dice, ma dove sei stata? che viaggio hai fatto? boh forse un viaggio inutile ma necessario, che bisognerebbe “imparare a stare” o imparare a stare seduti?, senza peccare di impazienza, ai tavolini dei bar, senza peccare ancora di imprudenza o di arroganza, intendo dire a un tavolino qualsiasi, indifferenti se è quello giusto, ha l’angolo più bello o il caffè più buono, uno qualsiasi dico, sceglierlo perché si è stanchi e voglia di fermarsi, prima o poi, e decidere di fare una foto, scrivere una riga o leccare il retro di un francobollo, se se ne trovano ancora da leccare che anche quelli ormai sono moderni con l’adesivo incorporato ma che non sa di colla dolciastra e non ti fa certo venire voglia di rifarti la bocca con un vino ghiacciato secco e profumato, e allora niente vino meglio guardare la signora che ti passa accanto, si asciuga il sudore con un fazzoletto ricamato, magari o sicuramente da lei o da sua sorella quarant’anni fa, prima del matrimonio che poi forse non c’è mai stato o è finito, lui se n’è andato, è passato, è fallito? e decide anche lei di sedersi sì, riposarsi una mezz’ora sì, e ordinare quel vino, che buono non è ma ci voleva, dice; che di vini poi se n’è bevuti tanti, ma quanti ce ne ricordiamo, valeva veramente la pena? che sinceramente non lo so signora mia, forse che sì forse che no, dipende da noi? da voi? no dico da me, da lei, dal bar, dalla compagnia, dalla compagnia sì, ché non è viaggio se si prescinde dai compagni di viaggio, che non è bello fare i solitari a tutti i costi, che la vita è vita solo se si condivide, che non c’è condivisione senza solitudine, che la solitudine dei numeri primi mi ha cambiato l’estate, e la vita, che la caccia al tesoro di Montalbano era davvero macabra, che Fabio Montale non doveva morire così presto, che questa potrebbe essere la mia città, che non ho mai capito perché uno nasce in un posto e poi se ne va in giro e poi in giro alla fine cerca sempre lo stesso posto, lo stesso odore, lo stesso sapore, che poi alla fine che sapore è, e perché non riusciamo ad acciuffarlo e a metterlo in un piatto e dire “ecco questo è il mio sapore, questo è il mio posto, questo è il mio piatto”, il mio piatto, che non volevo assolutamente parlare di questo, di piatti, che la cucina non è mai stata così pericolosa o inutile o essenziale o follemente complicata o insapore o ingannevole o litigiosa o niente o troppo, veramente troppo in questo viaggio, che di aeroporti treni caselli autostradali automatici rent a car bus metropolitane biciclette e piedi, che mancano solo i pattini a rotelle, caffè alle macchinette che distribuiscono anche brodo di dado o zuppa di cipolle, stazioni di servizio profumate di lavanda, gabinetti imparati a memoria, affollati puliti malridotti o impeccabilmente svizzeri ne conosco oramai, che questo blog non è adatto per scrivere certe cose ma che tanto questo non è mai stato un blog vero, che lo sai benissimo che non sei capace di tenere un blog vero che non si è mai bravi, mai abbastanza in niente e io poi non ne parliamo nemmeno che brava in qualcosa veramente veramente non lo sarò mai quindi tantovale…  che bisognerebbe avere ogni giorno un po’ più di coraggio…

continua…


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2 commenti per “ che il senso del viaggio è tutto nei dettagli ”

  1. tbrevi ha scritto il Giovedì 2 Settembre, 2010 alle 5:08 pm :



    Bentornata, spero tu abbia trascorso delle buone vacanze! Sono proprio curiosa di sapere quale misterioso luogo sia stato lo sfondo di tali riflessioni…e comunque è sempre un piacere leggere i tuoi post di cucina e non. Tania

  2. vivla ha scritto il Venerdì 3 Settembre, 2010 alle 2:31 pm :



    grazie Tania, i luoghi sono stati tanti, spero ti piacciano anche i post successivi nonostante la mia scrittura anomala…
    a presto. V.



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