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Archivio per Marzo, 2010


fritte o al forno?

Venerdì, Marzo 19th, 2010

oggi il mondo si divide in due, quelli che rigorosamente fritte, crema pasticcera e amarena e gli altri, tristemente al forno…

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La ricetta è tratta da Tuttifritti, of course… e gli auguri speciali sono per il mio paparino

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Zeppole di San Giuseppe

Pare che San Giuseppe, oltre ad essere un bravo falegname, facesse anche il friggitore. Così almeno dice la tradizione popolare che lo ha investito anche dell’epiteto di Santo delle frittelle. In realtà San Giuseppe è il protettore dei poveri e per questo, in molte regioni meridionali, il 19 marzo le famiglie più abbienti organizzavano banchetti in suo onore invitando i poveri. La tavola veniva benedetta da un sacerdote e i padroni di casa, per un giorno, servivano gli ospiti speciali. Un’antica usanza salentina ad esempio vuole che quegli ospiti siano tredici e che vengano servite tredici portate, cominciando dalla minestra di ciceri e tria, proseguendo con le “barbe di San Giuseppe (pasta all’uovo con ricotta e pepe per ricordare la barba brizzolata del Santo) e finendo con le Zeppole. Di zeppole, bignè fritti e frittelle in onore del Santo del 19 marzo ce ne sono a centinaia, quella che segue è forse la più diffusa, la versione pugliese e campana, ovvero ciambelle di pasta choux, fritte nell’olio o nello strutto e guarnite con crema pasticcera e amarene. Altrettanto famose sono quelle romane dove i bignè vengono buttati nell’olio a cucchiaiate e poi riempiti di crema e spolverati di zucchero a velo.

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l’antiristorante

Giovedì, Marzo 4th, 2010

Seratona tv dinner ieri, come non capitava da tempo, divano e telecomando tutto per me e la compagnia FIGHISSIMA di Jamie’s America sul 410. Va bè a parte che io lo adoro qualsiasi cosa faccia (e qualcuno provi a dirmi che non è bravo, che è tutto finto e costruito, sarà anche tutto finto e costruito ma provate a rifarlo) la serie americana mi piace proprio tanto. Nelle prime due puntate viaggio alla scoperta della New York degli immigrati, inizio con cibo egiziano, poi cinese, colombiano, il sottobosco dei ristoranti “illegal”, normali case che diventano locali pubblici (ma segreti) per sfamare con pochi dollari gli immigrati appena arrivati, il cibo portato di notte per strada per scaldare i clandestini senzatetto, poi, per contrasto, la realtà (più borghese e fighetta) dei club delle cene private, infine Jamie stesso che apre la sua casa  (un vero viaggiatore, dice, non va in albergo ma affitta la sua casetta e gira in metropolitana) a un gruppo di 8 sconosciuti per una cena “aperta” dove il prezzo lo fanno gli ospiti stessi, la compagnia magna e beve allegramente e il ricavato va in beneficienza (in questo caso al tipo che porta il cibo di notte).

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Mi piace l’idea dell’antiristorante soprattutto quella di cucinare un menu per sconosciuti e di lasciar decidere agli invitati quanto sono disposti a pagare per quella cena. Il sistema è semplice, si fissa una data, si dà qualche idea del menu (un tema o qualche indizio di ingredienti), eventualmente si invitano gli ospiti a portare il vino (magari lo stesso tipo, secondo il sistema democratico PVB, portatevi le vostre bollicine) e si aspettano le iscrizioni (su blog o posta privata). Dopodiché si comunica in segreto il luogo della cena e l’orario. Mi piace da morire questa cosa e la farò prestissimo, quanto al luogo segreto… bè uno ha la soluzione davanti agli occhi e non se ne avvede!!!

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Ps. nella foto i resti del tv dinner…




signore e signori: il succulento pannicolo (e speriamo che non lo scoprano gli chef)!!!

Lunedì, Marzo 1st, 2010

Se vi piace la carne rossa, succulenta e saporita; se volete una cottura velocissima e d’effetto; se volete fare un figurone da intenditori e soprattutto se volete spendere poco… ecco la soluzione: il pannicolo di manzo. Nome tecnico diaframma, regionalmente pannula o pannore, è il muscolo piatto che separa il polmone dal fegato, quindi un muscolo molto irrorato e magro, il che ne fa un taglio di carne dalla interessantissima consistenza e sapore. In Francia, dove non sono poi così inesperti in fatto di cucina, è considerato una prelibatezza e lo si trova comunemente in macelleria o sui banchi dei mercati. Da noi purtroppo (o per forrtuna, metti che lo scoprano gli chef siamo rovinati, che poi tutti a chiedere pannicolo, si alzano i prezzi, cala la qualità ed è la fine, no no teniamocelo in famiglia…) è  poco diffuso e celebrato perciò bisogna richiederlo con qualche giorno d’anticipo al macellaio di fiducia che alla prima macellazione lo tiene da parte e ve lo vende alla incredibile cifra di 4-6 euri al chilo (prezzi Italia-Svizzera da verificare). Ma tutte queste e molte altre belle notizie su Monsier Le Pannicule le trovate nell’ultima puntata della settimana LOW COST dei Cucinatori andata in onda venerdì scorso.





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