
E’ ottobre, finalmente e malgrado tutto. E’ ancora caldo e la stagione sta regalando giornate lievi e serate dolci, oltre a colori e profumi impagabili e un po’ di irrinunciabile, leggera malinconia. Sì l’autunno è proprio il periodo dell’anno che preferisco anche, inutile dirlo, in cucina. Se ci penso fin da piccola i miei gusti erano (inspiegabilmente) indirizzati a funghi, noci (fresche), castagne (crude), cachi (acerbi) e melagrane. E una delle poesie delle elementari più gustose da imparare era quella che faceva “… da il ribollir de’ tini va l’aspro odor de vini l’anime a rallegrar… gira su’ ceppi accesi lo spiedo scoppiettando sta il cacciator fischiando su l’uscio a rimirar…” eccetera eccetera. Si era San Martino di Giosuè Carducci e il mio maestro mi dava sempre bravissima quando la recitavo cantilenante, come pure quando nei temi liberi sull’arrivo dell’autunno mi inventavo con puntualissima e improbabile credibilità, passeggiate nei boschi, foglie rossastre che cadono, raccolta di ricci, castagne scoppiettanti… (faccio notare che a Brindisi a ottobre non dico che si fa ancora il bagno a mare, ma quasi!). Comunque c’è sempre tempo per scoprire cose nuove e perciò con grande orgoglio e soddisfazione che ieri, alla veneranda età che non si può più rivelare, ho fatto la mia prima vera raccolta di castagne e funghi in un bosco. Un bel mezzo chilo di castagne grosse e lucide e due gigantesche mazze di tamburo che insieme a un ciuffo di ortiche, timo selvatico e fiori di rosmarino hanno fatto buona e insolita la cena. Al di là dei timori sulla commestibilità dei funghi (ce n’erano tantissimi ma è vero che bisogna saperli riconoscere e non ci si dovrebbe improvvisare esperti) la riflessione è su quanto ci voglia davvero poco in cucina per far bene. Niente di troppo complicato, nessuna aggiunta strana o ingredienti gourmet, solo sapori facili e immediati. Con le ortiche spontanee e qualche patata si imbastisce una zuppa o degli gnocchi nudi con ricotta; le erbe aromatiche insaporiscono una semplice focaccia che fa da base per stuzzichini con formaggio cremoso e castagne arrostite. Le mazze di tamburo (mi raccomando private di gambi e ben cotte, crude sono un po’ nocive) si cuocciono “a cotoletta” ma nel forno (già acceso per focaccia e castagne con ulteriore risparmio energetico e di padelle) dopo una veloce panatura in uovo e pangrattato. Deliziose, carnose, buone ma rese buonissime dalla gratificazione della raccolta personale e dal fatto che tutta la cena sarà costata poco più di niente. Che si può volere di più? Ah si, ecco un buon bicchiere di vino rosso per finire le ultime castagne… ed è subito AUTUNNO.
A proposito martedì prossimo, il 6 ci sarà il corso di cucina sui finger food d’autunno. Non proporrò le mazze di tamburo raccolte da me purtroppo ma ci diletteremo lo stesso con castagne, funghi, noci, zucche e molto altro. A presto.