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Archivio per Gennaio, 2009


il cestino del pane

Domenica, Gennaio 25th, 2009

una panoramica di “cestini” assaggiati nei migliori ristoranti d’Italia. Da nord a sud, da Alajmo a Cedroni, da Ilario Vinciguerra a Ciccio Sultano, da Scabin ad Aimo e Nadia. Sapreste riconoscerli? Qual è secondo voi il più sfizioso?  E cosa non deve mai mancare in un buon cestino di pane?




la crema di limone buona e sana…

Sabato, Gennaio 17th, 2009

Partiamo dal dolce? Si di solito è la prima cosa che si prepara:

Crema di limoni su crostatina di frolla e lamponi.

Poi si passa a una sfilza di finger food, antipasti e idee per piatti unici:

insalata di cedro, pinoli e colatura di alici;

involtini d’arancia, olio alla vaniglia, peperoncino e bacon;

millefoglie di salmone marinato ai due pompelmi;

tartare di pescatrice al lime;

sformatino di manzo e radicchio al mandarino

e un cremosissimo primo piatto da leccarsi i baffi:

risotto al limone e Castelmagno

E’ il ricchissimo ma fresco, sano e salutare menu a base di agrumi che prepareremo e mangeremo mercoledì 21 gennaio dalle 20.00 alle 23.00 a casa 7 durante il primo corso di cucina dell’anno 2009.

Vi aspetto.

V.





momi SUPER chef

Mercoledì, Gennaio 7th, 2009

In realtà questo post avrei dovuto scriverlo prima di Natale, esattamente domenica 21 dicembre, subito dopo  la presentazione “ufficiale” del libro. Il mio amico Momi Dotti ha pubblicato il suo primo capolavoro, un libro che porta semplicemente il suo nome e chiarisce fin dalla copertina di che si tratta: Momichef cucinare per passione. Secondo me è un titolo bellissimo, semplice, immediato e trasparente, come il suo autore del resto, e il libro mantiene le promesse di trasparenza, semplicità, immediatezza e bellezza. Anche la presentazione è stata così, Momi ha semplicemente invitato parenti e amici al ristorante (l’ultimo piano del Coin da dove è sempre emozionante e sconvolgente  trovarsi “faccia a faccia” con il Duomo, perdere lo sguardo tra i tetti di Como o “respirare” guardando la montagna di Brunate) per una merenda a base di polenta e baccalà mantecato (uno dei suoi piatti migliori), l’insuperabile focaccia di pasta madre e poi torte di mele e cioccolato. E mentre si brindava e si assaggiavano queste delizie il nostro distribuiva sorrisi, saluti e si divertiva a firmare copie del libro.

Ma prima, e qui vengo al motivo per cui ho tardato tanto a scrivere a riguardo, c’è stato l’intervento di Alberto Capatti che ha scritto la prefazione del libro. Ora dico io, come si fa a dire qualcosa, a trovare le parole giuste, insomma a non sfigurare dopo nientemeno che Alberto Capatti, un nome che per me ha sempre significato cultura, storia, gastronomia con la G maiuscola, un nome che sta nella bibliografia della mia tesi di laurea per dire e le cui opere ho sistemato negli scaffali ALTI della libreria, quelli dei testi IMPORTANTI e imprescindibili tra Camporesi e Montanari. Come si fa?

Il professor Capatti, che tra l’altro è lo zio di Momi, ha raccontato il libro in pochi minuti rivelandone il vero senso, la sostanza, il perché questo libro non è il solito libro da “chef”, e secondo me ha regalato al nipote una dimostrazione di stima e affetto che vale una carriera intera. Insomma una cosa da pelle capponi e in effetti mai avevo visto Momi così visibilmente emozionato. Devo dire che anch’io avevo i brividi per me e per lui, perché io l’ho sempre detto che la forza di Momi è prima di tutto l’onestà e la buona fede e non mi stancherò mai di ripetere quanto si merita il successo che ha e che avrà sempre di più.

Questo libro è proprio il suo, perfetto, rappresenta Momi a meraviglia. Niente foto, orpelli, mode, furbizie. Ricette scritte (molto bene e non è cosa scontata) e soprattutto “raccontate”, nel senso che basta leggere una frase, una dedica e ti si apre un mondo, ti è chiaro che sono le ricette preferite, che hanno significato qualcosa per lui, che sono alla base del suo modo di essere, che rivelano la sua storia o hanno segnato un momento della vita, un incontro, un rapporto con una persona. Ed eccoci al punto fondamentale al SENSO DEL CUCINARE secondo Momi. Ho capito da un po’ di tempo ciò che non sopporto veramente negli chef e cioè che fondamentamente cucinano per sé stessi, per dare sfogo al proprio ego creando ricette perfette da vendere ma che spesso nessun rapporto hanno con chi mangerà quel piatto. Momi cucina per gli altri, per dare piacere e gioia a chi mangia. CUCINARE PER FAR FELICE QUALCUNO è ciò che non dobbiamo dimenticare mai o meglio come  Momi scrive nell’introduzione riportando una frase di Amos Oz: “LA CUCINA FA PARTE DELL’ARTE DELL’INCONTRO E L’ARTE DI AVVICINARSI AGLI ALTRI è L’ARTE PIù GRANDE DELLA VITA. Io ci credo”. Ci credo anch’io Momichef. Grazie.





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