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Archivio per Maggio, 2008


è ufficiale…

Giovedì, Maggio 29th, 2008

ecco la presentazione di Spizzichi e bocconi sul sito della TSI

Un programma senza forchetta, un programma da mangiare con le mani, un programma da leccarsi le dita, un programma da gustare in un morso solo o da bere tutto d’un fiato.
Siete liberi per cena? C’è Spizzichi e bocconi.
Da lunedì 4 a venerdì 29 agosto tutte le sere alle 20.30 su TSI 1 quattro ospiti ben noti della nostra tv in cucina e una cuoca (della porta accanto).
Quindici minuti con Piernando Binaghi (l’uomo meteo), Leila Galfetti (la donna news), Matteo Pelli (l’uomo quiz) e Carla Norghauer (la donna & mamma tutto spettacolo) pronti a svelare la passione più autentica e personale per la cucina.

Un tuffo nel mondo del finger food alla scoperta del “mangiare” che ci piace di più: ricette senza etichetta, assaggi a tema libero, chiacchiere e golosità, poche regole e molta ironia.
Non è difficile puoi farlo anche tu. L’importante è ricordare che con le mani c’è più gusto.

E allora Spizzichi e bocconi o come direbbe qualcuno “più finger per tutti”!




Proverò a fare uno gnocco finger…

Mercoledì, Maggio 28th, 2008

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Ci siamo, tra una settimana esatta sarò nel panico più totale, ovvero alla vigilia della registrazione della prima puntata.

Avevo anticipato di pubblicare ogni passo di quello che succedeva e invece siamo arrivati alla data topica e non sono riuscita a raccontare come volevo che cosa sono stati questi mesi di idee, ricette sparse, prove di scrittura, ore passate a mettere giù pensieri e situazioni e soprattutto ore di gran risate. Mi sa però che il bello verrà proprio adesso e sarà un mix di ansiaadrenalinaentusiasmopauraemoltoaltro. Proverò a ritagliarmi un po’ di tempo per tenere questo diario, anzi, è proprio il caso di dirlo questi Spizzichi e bocconi di diario.

Detto ciò bando ai ripensamenti, alle autocritiche, alle malinconie e ANDARE. Un po’ come quando poco prima dell’inizio delle cene a domicilio e dei catering ti prende quella voglia di fuggirtene via e ti chiedi come diavolo hai fatto a finire in quelle situazioni o prometti a te stessa che è l’ultima volta… ma sai che è il momento. Ti tocca e anzi , in fondo in fondo , è proprio il tuo momento quello per cui ti sei data tanto da fare e ora non puoi mandare tutto all’aria.

E allora dici: si comincia ragazzi, buon lavoro a tutti e qualsiasi cosa succeda sorridere sempre.

Sorridere sempre sì, come questo gnocco “metereopatico” eppur solare che si protegge dalla pioggia (di parmigiano), col suo ombrellino (di basilico) sull’orlo di una pozzanghera (di pomodoro). Il primo dei finger (anzi dei Bocconi) che farò in trasmissione…

A presto.




le cuoche che volevo diventare

Venerdì, Maggio 23rd, 2008

niente capita per caso e in questi giorni di ricerca continua di titoli, slogan e trovate per le puntate del programma tv che si sta avvicinando sempre di più (aiutooooooooooooooo), mi si è parato davanti questo che considero il titolo più bello per un libro di cucina che si possa immaginare.

Le cuoche che volevo diventare è un libro di Roberta Corradin giornalista (e pure cuoca come si evincerà dalla lettura) che non conosco personalmente ma credo di aver incrociato qualche volta in manifestazioni gamberesche o paolomarchesche dove mi era risultata, a pelle, molto in gamba e simpatica. Ora ho capito perché e anche questo non è un caso. Comunque non voglio scrivere una recensione, il libro l’ho appena preso e sono riuscita a leggere solo il prologo (di una cuoca anonima), la prefazione (da leggere rigorosamente solo alla fine), l’antefatto e il pazzesco capitolo secondo, quello sulla madre di Carmelo Chiarmonte, Margherita, sottotitolato La cucina imperfetta delle madri.

Ne riporto solo un pezzettino, l’inizio; a me ha aperto un mondo di odori, vecchie foto di mia nonna, frasi sentite da bambina di quelle che ti risuonano in corpo per tutta la vita, qualche lacrima di malinconia e molto altro. Non vedo l’ora di andare avanti nella lettura, per ora viva le cuoche, viva Roberta.

“Io ho sposato per due motivi. Il primo erano i biscotti, che si facevano per il ricevimento. Il secondo era la vestina scampanellata. Il terzo poi era che a Ignazio Chiaramonte lo preferivo”

Margherita Chiaramonte

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mercoledì h 23.23

Giovedì, Maggio 22nd, 2008

“la cucina di casa è di chi la mangia,

la cucina “venduta” è di chi la fa.”

(Viviana, Luca e Giovanni)

seguono spiegazioni




Gli spiedini del “fazzolettaro” ovvero del perché una pugliese non può mangiare pesce da Manfredonia in su

Martedì, Maggio 13th, 2008

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Vediamo se anche stavolta riesco a fare un post politicamente scorretto e urtare la sensibilità culinaria di qualcuno.

Vengo da un incantevole “giro solare” a Pesaro, tre giorni praticamente perfetti, una sorta di aperitivo d’estate dove sole abbagliante e cielo terso, vento pulito e mare inaspettatamente blu facevano venire una voglia inguaribile di pesce. E pesce speravamo che fosse ma… Com’è noto Pesaro è gastronomicamente influenzata dalla Romagna (e viceversa) e perciò di fatto è tutta una piada, una tagliatella, un passatello, una grigliata di carne o di pesce. E qui veniamo a noi, alla grigliata di pesce “rivierola” quella cosa per intenderci comune a tutti i lungomari d’Italia (a tal proposito consiglio vivamente di leggere le note di Moreno Cedroni a pag 76 e 77 di Multipli di venti dove spiega l’evoluzione della sua grigliata: MITICO, un pezzo di storia italiana).

In sostanza il pesce o qualcosa che vagamente gli somiglia viene completamente coperto con un trito indistinto di PANEPREZZEMOLOAGLIO e poi passato su griglie infernali che conferiscono il tipico sapore bruciaticcio e indigesto da completare rigorosamente con lo spicchio di limone. Praticamente una bestemmia per chi è abituato a mangiare il pesce fresco, crudo o appena scottato.

E poi c’è la storia del fazzolettaro. Cioè io la so, non so se è vera in tutti i dettagli ma non posso ignorarla. Ora so che se la racconto rischio di infamare ingiustamente tre quarti di ristoratori italiani, allora è meglio dire che è una storia di fantasia, senza precisi riferimenti spazio temporali.

Diciamo solo che…

(nella foto i resti di una grigliata di pesce a casa mia) (more…)




A proposito di memoria gustativa: “Caciocavallo, un lungo amore” di Andrea Camilleri

Venerdì, Maggio 2nd, 2008

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Tra un po’ questo blog cambierà, come si dice, aspetto e temi diventando il diario, dietro le quinte, di un programma televisivo che mi appresto a fare. Non ne avevo ancora parlato per scaramanzia, ma adesso ci siamo quasi e non vedo l’ora che tutto prenda forma. In questi giorni sto mettendo a punto le ricette e i racconti (non so esattamente se il termine tecnico sia questo) delle puntate, sto provando i piatti e cercando di mettere insieme ricordi e conoscenze legate alla cucina. Uno dei “temi” che vorrei approfondire è quello della memoria. Come dico sempre un piatto è un piatto solo se ha dentro storia e geografia. E quindi la storia e la memoria in cucina, la memoria a tavola, le persone che non ci sono più ma ci portiamo dentro più di tutto, le sensazioni e gli insegnamenti del passato, ancora il cucinare per qualcuno, perché lo dobbiamo a qualcuno o a noi stessi. Come dire, non mi è bastato in Finger food citare lungamente nonna e famiglia, evocare rimembranze terroniche di pranzi infiniti e tentare di barare trasformando in piattini moderni quelli che invece sono i capisaldi della mia educazione alimentare.

Memoria dunque (more…)





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