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Archivio per Marzo, 2008


que sera, sera

Sabato, Marzo 29th, 2008

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film grandioso e il finale con questa canzone ti fa spremere le ultime lacrime rimaste.
When I was just a little girl
I asked my mother
What will I be
Will I be pretty
Will I be rich
Here’s what she said to me

Que sera, sera
Whatever will be, will be
The future’s not ours to see
Que sera, sera
What will be, will be

When I grew up and fell in love
I asked my sweetheart
What lies ahead
Will we have rainbows
Day after day
Here’s what my sweetheart said

Que sera, sera
Whatever will be, will be
The future’s not ours to see
Que sera, sera
What will be, will be

Now I have Children of my own
They ask their mother
What will I be
Will I be handsome
Will I be rich
I tell them tenderly

Que sera, sera
Whatever will be, will be
The future’s not ours to see
Que sera, sera
What will be, will be
Que Sera, Sera




la torta al cioccolato per giovanni allevi

Sabato, Marzo 22nd, 2008

Caro Giovanni maestro Allevi che dire, ti mancavano solo le parole e adesso che le hai scritte, posso dirlo: ti adoro. Ho letto il libro tutto d’un fiato, in una notte insonne come tante in questo periodo in cui il dolore si mischia spesso con la creatività. Ma forse nel mio caso è una parola inappropriata creatività. Io non sono un’artista, sono una cuoca che pensa e scrive le sue ricette, e forse non lo immaginerai nemmeno, ma anche le idee per i piatti arrivano quando meno te le aspetti, come un’onda selvaggia, da un ricordo, un pensiero, un’emozione e tu non puoi far altro che rincorrere quell’idea, appuntartela su qualche lembo di foglietto, sul retro di uno scontrino, sul tovagliolino del bar, quelli dove la penna non scrive mai… E poi devi correre ad eseguire e cercare di rendere concreta e commestibile (e magari anche buona!) quell’idea capricciosa. Grazie dunque per aver chiarito il concetto di composizione ed esecuzione, fondamentale anche per la cucina e grazie pure per le risate che mi hai regalato stanotte mentre leggevo alcuni spassosissimi passi. La scena della porta del treno è formidabile, degna del miglior Caplin, in effetti ti avrei visto bene come attore del cinema muto, c’hai mai pensato? Infine grazie perché la tua musica mi accompagna spesso durante il lavoro (pelare chili e chili di patate ascoltando Allevi è uno dei più rilassanti piaceri della vita!!!). Non potrò mai ricambiare se non offrendoti idealmente un dolce pensato per te. Questa è la mia torta al cioccolato per giovanni allevi.

Viviana

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post per uccio di melendugno, i “Pupi cull’ovu”

Sabato, Marzo 22nd, 2008

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uccio anche se non ti conosco il tuo nome mi suona familiare. Hai ragione avevo dimenticato i dolcetti per Pasqua della nostra regione. Eccoli qua, i “pupi cull’ovu” pieni di dolcezza, ricordi e poesia. A me li faceva sempre la mia nonna materna Maria (a differenza di nonna Nzilla, la mia nonna “salata”, sì quella della dedica su finger food e della stanza del mangiare, Maria amava e sapeva fare i dolci), erano il suo regalo per noi nipoti quando andavamo in visita la mattina di Pasqua. A dire il vero non è che all’epoca io e mio fratello apprezzassimo molto questa cosa fatta in casa, mi sa che preferivamo di gran lunga l’uovo di cioccolato industriale, colorato e infiocchettato. Poi si sa col tempo si cambia e si pensa con tenerezza a tutto ciò che non c’è più così è venuto fuori pure il mito del pupo con l’uovo. Devo ammettere però con dispiacere che quando l’ho proposto a Como al corso di cucina sul finger food di Pasqua (in versione finger con l’uovo di quaglia) non è che abbia avuto gran successo, nonostante la storiella della nonna. E quando ho provato a regalarlo a Federico, bambino milanese pur con chiare origini brindisine, ho ricevuto un clamoroso rifiuto. Che il pupo sia superato? Che dici Uccio abbiamo sbagliato tutto? In ogni caso questa è la ricetta di nonna Maria

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“Pupi cull’ovu”

Sono dei dolcetti tipici della Pasqua pugliese e siciliana. Venivano confezionati durante la settimana Santa e regalati ai bambini o alle fidanzate per il giorno di festa. Il nome pupo significa pupazzetto, bambolina perché gli intrecci di pasta possono essere lavorati per ricordarne le forme e le sembianze. Nei ricettari pugliesi si trovano anche col nome di “scarcedda”.

Per 12 “pupi”

Preparazione 10 minuti

Cottura 20 minuti

500 g di farina, 150 g di zucchero, 100 g d’olio, 100 g di latte, 1 uovo

Per decorare: 12 uova + 1 uovo per decorare, 1 cucchiaio di zucchero, confettini colorati

Impastare tutti gli ingredienti fino ad ottenere una palla liscia ed elastica. Coprire con pellicola e lasciar riposare per mezz’ora. Dividere l’impasto in 12 pezzi e ogni pezzo in due parti, una più grande e una più piccola. Appiattire il pezzo piccolo in un tondino o in un ovale, appoggiarvi un uovo e con il resto della pasta formare dei rotolini da intrecciare intorno all’uovo. Pennellare con l’uovo leggermente sbattuto con lo zucchero e farvi aderire i confettini colorati. Cuocere in forno fino a colorazione (180°C per 10-15 minuti).




primo giorno di primavera, venerdì santo, giorno di digiuno, giorno stranissimo, ricetta della pastiera

Venerdì, Marzo 21st, 2008

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martedì ho preparato la pasta con 500 g di farina, 250 di strutto, 200 zucchero, 4 tuorli e cotto il grano (300 g) per 2 ore con 400 g di latte, 1 cucchiaio di strutto e 1 di zucchero. Ho anche comprato la ricotta (di pecora) e fatta asciugare bene.

mercoledì è stato il giorno del ripieno: 400 g di ricotta prima lavorata da sola, poi con 100 g di zucchero e 5 tuorli. Con gli altri 100 di zucchero ho montato 3 albumi a neve (trucco Santin per non far smontare gli albumi quando si uniscono ad altri composti). Ho unito tutto alla crema di grano fredda, insieme alla scorza grattugiata finissima di 2 limoni, 50 g di acqua di fiori d’arancio e due pezzi di cedro e arancia cubettati (circa 150 g ma rigorosamente acquistati interi). Ho imburrato e infarinato gli stampi d’alluminio (uno era quello originale di Scaturchio, acquistato qualche anno fa e tenuto GELOSAMENTE in parte sperando che “porti sempre buono” alla mia pastiera). Ho steso la pasta sul piano infarinato e ottenuto due cerchi grandi e 12 piccoli, più un po’ di pasta per le strisce. Non mi ricordo se ho bucherellato il fondo, forse nelle grandi si e nelle piccole no (boh forse in tutte), poi ho riempito quasi fino al bordo col ripieno e coperto con le strisce incrociate. Forno a 150-160° per 1 ora le piccole, un’ora e tre quarti per le grandi. Bello il profumo che si è sparso per la cucina (e per tutto il negozio con disappunto del socio/marito che mi chiedeva se per caso avessi confuso una tiratissima show room in una “pasticceria di quartiere popolare”!!!). Devo dire che non ho resistito e una l’ho dovuta assaggiare subito, quindi l’ho abbattuta per raffreddarla e rotto la crosta. Ottima quest’ultima, (lo strutto è magico nel regalare sapore e fragranza), ancora troppo croccante ma si “ammollerà” il giusto fino a domenica. Il ripieno non mi ha convinto del tutto (troppo dolce nonostante sia scesa della metà rispetto alla dose originale) ma il grano si sente e i profumi anche.

giovedì le ho regalate tutte, dopo averle spolverate di zucchero a velo, tenendone una per noi per domenica. Finora le risposte sono state di entusiasmo, aspettiamo il momento del taglio ufficiale. Buona Pasqua.

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vita da cuoca, le cose che ti salvano dall’abbrutimento

Mercoledì, Marzo 19th, 2008

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E’ stata una settimana dura quella passata, tra i due eventi in negozio, il corso di cucina settimanale, preparazioni e pulizie, 5 giorni pieni di foto con Luca, cucina e scrittura “matta e disperatissima” per impostare al meglio i lavori futuri. E’ andata, e tanto per finire ho deciso di “rilassarmi” avventurandomi nella preparazione di pastiere per Pasqua a volontà da regalare ai più buoni (segue post dedicato). Stavolta però, non se ne abbiano a male le persone che mi hanno aiutato nell’impresa (Federica su tutti), voglio ringraziare delle cose, degli oggetti diventati ormai insostituibili in questa sconquassante vita da cuoca. Ed allora grazie alle crocs, bruttissime ma uniche ciabattone che ti permettono di stare all’erta e coi piedi freschi per ore e ore. Grazie allo spa for hands magico scrub che in due secondi rende le tue mani ormai simili a grattugie morbide e umane (ci sarebbe anche lo spa for foot per i piedi a fine serata, stanchi nonostante le crocs ma non ho la foto). Grazie a crayon soin cuticules e huile nourrissante cuticules rispettivamente matita e pennello che secerne olio, per disorientare e abbattere le orrende pellicine a mezza unghia. E grazie al bastoncino di legno a due punte che elimina ogni traccia di crostaceo, ogni pezzettino di impasto, ogni antipatico residuo che puntualmente vi si infila sotto, le unghie. Naturalmente c’è poi il tronchesino manicare per tenerle corte e la lima per squadrarle e mantenere la forma naturale. Grazie anche a loro e grazie alla geniale moisture glove hand cream wather therapy di Clinique secondo me pensata proprio per le cuoche, un guanto protettivo inodore e per nulla unto che può essere applicato anche prima di lavorare. Vi sembra frivolo questo post? Allora vi risponderò prendendo a prestito una frase del Moretti d’antan: le mani e i piedi sono importanti.




invito

Martedì, Marzo 11th, 2008

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“Pannello” di cappesante con “laccatura” all’olio e vaniglia su “base” di mandorle dolci/salate;

“Monoblocco” di baccalà, “fianchi” di patate, “finitura” di polvere di pop corn;

“Multistrato” di finocchi, “laminato” di seppia e “supporti” di sale grigio

Non sono impazzita, sono solo alcuni dei piatti che ho pensato per la presentazione della nuova cucina in vetrina, i termini tra virgolette sono quelli tecnici della progettazione e lo scopo del gioco è stato applicare al cibo i concetti del sistema b3 ossia leggerezza, riduzione dei materiali, elementi sospesi e fluttuanti…

non dico altro, se non che da bere ci saranno le ottime bollicine del Franciacorta 2003 di Antica Fratta e che la serata di venerdì è riservata ad architetti ed interior designer.

Sabato invece apertura tutto il giorno al pubblico.

Vi aspettiamo a c a s a 7




belli in cucina?

Sabato, Marzo 8th, 2008

qualche post fa qualcuno ha notato che lo chef Momi è anche un bel figo e come diceva Sandra non è che di chef belli se ne vedano poi così tanti. Così mi è venuto in mente di stilare la mia personalissima classifica dei più fighi premettendo che i miei gusti non vanno troppo nella direzione della bellezza classica, diciamo anzi che spesso sono affascinata più dai brutti (a proposito si potrebbe fare anche la classifica degli chef più cessi in assoluto!!!). Oggi è pure la festa della donna e ’sta cosa risulta in puro stile trash, tipo quelle che l’8 marzo vanno a vedere gli spogliarelli, però non era voluta.

Vabbè al primo posto io metto uno chef preso dalla finzione e cioè Sergio Castellitto in Ricette d’amore, fascino puro, uno per cui molleresti tutto (e difatti la bella tedescona dopo essersela tirata appena un po’, quel minimo che basta insomma, se ne parte contenta contenta con lui). Approfittando dei panni da chef che ha vestito anche lui per una volta ci metto poi il figo dei fighi Luca Zingaretti (anche se in quel ruolo era ridicolo e quel film non gliel’ho perdonato). E poi ancora il meglio di tutti i tempi, uno che è stato chef al cinema a ragion veduta visto che anche nella vita ama stare vicinissimo alla cucina, il dio Gérard. Che dire guardate qui e capirete anche perché mi sono chiamata (cuoca) “della porta accanto”. lafemmedacotetvmonde.jpg

Dopo ’sta triade devastante è difficile tornare alla realtà ma ci proviamo. Dunque non so se è bellissimo ma ha uno charme indiscutibile e una voce tremendamente sensuale. D’accordo che quando parla con entusiasmo delle sue ultime trovate il fascino sale (sale? e sì proprio col sale m’ha conquistata) ma secondo me quel tono di voce farebbe venire i brividi anche se leggesse l’elenco del telefono. Sto parlando di Davide Scabin. Di lui apprezzo molto anche una certa fisicità che definirei “a fisarmonica”. Nel senso che lievita e dimagrisce come tutti gli esseri umani che hanno col cibo un rapporto profondo e verace. A volte appare asciutto e in forma da perfetto figo della cucina, altre con una magnifica pancetta che me lo fa preferire di molto.

Piuttosto affascinante è anche Anthony Bourdain anche se non mi convince del tutto, mentre tra i belli come mamma li ha fatti ci metterei l’italo americano Rocco Di Spirito che l’è tanto caruccio.

Tutto il resto è noia. Ma se ne può parlare…





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